We’re The Superhumans | Rio Paralympics 2016 Trailer

Yes I can”: le imprese “superumane” nello spot per le Paralimpiadi

L’ha realizzato Channel 4: uno spot allegro, in cui musica e immagini raccontano con leggerezza la risposta vitale e creativa alla disabilità. La risposta degli atleti paralimpici, anchwe quando, ogni giorno, affrontano le difficoltà con il sorriso e l’allegria: a casa come a scuola, sul palco come in campo

ROMA – “Yes I can”: è il motto e il ritornello dello spot delle Paralimpiadi 2016 firmato Channel 4 e inttiolato “We’re the Superhumans’ trailer“. Musica e immagini piene di vitalità raccontano le imprese solo apparentemente impossibili di chi pare farsi beffe dei propri limiti e della propria disabilità. E con l’arte, lo sport, la creatività quotidiana riempie l’aria intorno a sé di musica e di allegria. E’ uno spot allegro, infatti, quello di Channel 4, dove non va in scena l’eroismo di pochi, ma la vitalità fantasiosa con cui tanti, ogni giorno, vivono la propria disabilità. Ed è grazie a questa che i musicisti possono suonare senza mani, o senza poter vedere, il batterista con i piedi, mentre la tromba funziona anche con una mano sola. 

La musica e il canto accompagnano i salti, le corse, le pedalate e le altre imprese atletiche dei paralimpici. Non da meno sono però le altre imprese che pure il video ci mostra, sempre col suo linguaggio scanzonato: la segretaria che scrive con il piede, o la bambina che con i piedi beve; la mamma che culla il suo bambino con le gambe, perché le braccia non le ha. E il ragazzo in carrozzina che si muove allegro tra gli scaffali del supermercato è come il pilota paralimpico, l’arciere, il giocatore di basket in carrozzina, il ballerino con la protesi, il chitarrista che suona con i piedi. Tutti, con la stessa cognizione e la stessa convinzione, dicono e cantano in coro: “Yes I can”. E lo dimostrano, sulla pista da corsa, la parente per arrampicare, il divano o il bagno di casa, il ring, l’aula scolastica. Tutti luoghi in cui questi uomini e donne si trasformato in “super-umani”. Così dice, lapidario, il cartello finale del video: “We’re the superhumans”. Pronti per le Paralimpiadi 2016. (cl)

Ricordo della Prof. Stefania Jienescu

Riportiamo due ricordi della Prof. Stefania Jienescu, insegnante di pianoforte al Conservatorio Pollini di Padova, che negli ultimi anni ha collaborato con l’associazione per i percorsi musicali degli allievi del Corpo Filarmonico. La Professoressa è mancata il 28 giugno 2016, i funerali si sono svolti il 1 luglio.

foto stefania

Ricordo di una famiglia dell’Associazione

  • Con queste poche parole non possiamo riassumere la storia di 25 anni di vita a fianco di una persona  che abbiamo conosciuto come insegnante di pianoforte di Francesco ma che (come era solita dire lei) è diventata la “madre musicale” dei nostri 4 figli.
  • Ha messo a disposizione  la competenza, la dedizione, la fedeltà , la passione per la musica e per l’educazione aiutandoci non solo nel percorso di formazione musicale  ma anche educativo dei nostri figli
  • È sempre stata vicina e ha condiviso le scelte a volte difficili , a volte impegnative , a volte “entusiasmanti” che abbiamo fatto per e con i nostri figli dimostrando capacità insolite di intelligenza educativa e di fedeltà
  • Negli ultimi anni ha accompagnato  Roberta (che ha conosciuto in tenera età quando accompagnavamo Francesco  in conservatorio) , condividendo le nostre preoccupazioni e il nostro impegno per il suo progetto di vita mettendo a disposizione della sua formazione musicale  e della sua promozione umana,  in modo del tutto gratuito il suo tempo, la sua casa, la sua enorme esperienza e professionalità di insegnante e musicista ma soprattutto il suo “pensiero”: si è veramente presa cura (I CARE diceva don Milani) di lei pensando un percorso possibile, dignitoso,  ma anche di VALORE MUSICALE …
  • Ha aiutato in modo del tutto disinteressato e silenzioso (come ha fatto sempre in tutte le situazioni anche di vita quotidiana) l’inserimento di persone disabili nei i percorsi musicali nel nostro paese sia direttamente che affiancando gli  insegnanti
  • Una donna con una grande intuizione, amica  fedele e sincera, persona trasparente  (e questo spesso non l’ha aiutata nelle relazioni umane ),   capace di entrare in comunicazione con  la persona , riconoscerne le capacità e i limiti, ma capace di mettersi a disposizione per  dare una mano (non solo per insegnare musica..)
  • Per questo forse ha condiviso anche la preoccupazione di noi genitori di figli disabili per il DOPO DI NOI e non è mancato fino all’ultimo il suo sostegno morale e materiale al progetto che abbiamo promosso a Noale come Associazione Genitori de La Nostra Famiglia (una casa famiglia per persone disabili adulte che non possano più vivere in famiglia o che non abbiano più una famiglia)
  • Stefania è stata per noi un punto fermo, una sicurezza che ora è venuta a mancare. Rimane quello che ha dato ad ognuno di noi e alla comunità .

 Ricordo degli ex allievi del Conservatorio

Ci sono persone in grado di lasciare segni indelebili nelle vite degli altri, segni profondi come solchi, a volte anche scomodi, meravigliosamente complicati, forti come pugni nello stomaco ma allo stesso tempo infinitamente teneri, e dolci.

Se fingiamo che esista la categoria delle persone davvero impossibili da dimenticare, credo che l’abbia inventata proprio Stefania, e che se ora ne stia lì, in prima linea. Conoscendola, probabilmente sta anche dicendo agli altri dietro di lei che cosa fare, come stare in fila per bene e ordinati! Stefania Jienescu per i suoi allievi era molto, molto più che un’insegnante di pianoforte.

Siamo stati davvero molto fortunati. Come non ricordare i pomeriggi e le domeniche a suonare a casa tua, sul tuo pianoforte… le tue doti culinarie con cui ci coccolavi dopo le fatiche sui tasti… il tuo sorriso aperto, vero, e quella risata fragorosa che faceva vibrare le pareti di una stanza… il terrore che aleggiava in aula 1 e faceva zittire tutti quando aprivi la porta di scatto… le tue improbabili lezioni di abbigliamento, di calligrafia e di grammatica italiana… e Stefania, scusa se te lo diciamo solo ora , ma non è mica tanto vero che pronunci bene le doppie!!

La sua forza era straordinaria, così come l’onestà intellettuale, e la profonda generosità. Ti inondava la vita, rompendo spesso anche gli argini della cosiddetta “giusta distanza”. Ma esiste davvero una dose indicata per la dedizione al lavoro e per l’abnegazione? Si può definire una corretta misura dell’amore? Non ne sono tanto sicura. So invece che con questa leonessa si litigava spesso, molti rompevano i rapporti, qualcuno ritornava, altri si sono proprio persi in quel turbine, a volte davvero incontrollabile. Ma sono convinta che chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerla ha potuto riconoscere delle qualità veramente preziose, e fuori dal comune.

Quello che auguriamo a tutti, ma soprattutto alle nuove generazioni, è di incontrare almeno una volta nella vita qualcuno come Stefania. Qualcuno con il coraggio di lottare, sempre, per quello in cui crede, anche a costo di farsi dei nemici. Capace di rompere le barriere del silenzio per dire le cose come stanno e se necessario che vi costringa contro il muro, perché qualche volta solo sbattendoci la testa puoi alzarla davvero, e guardare al di là. Qualcuno che veda sempre di fronte a se’ non un semplice studente, o un collega, ma una persona, completa, con una famiglia, desideri, problemi e debolezze. Qualcuno disposto a fare ben oltre il dovuto e ad aiutarti non con una mano ma con tutta se’ stessa, senza esitare nemmeno un secondo.

Facciamo questo augurio al Conservatorio e a tutte le scuole dove si formano non solo i musicisti o gli ingegneri di domani, ma le coscienze, le menti, i cuori, le scelte che verranno dopo di noi: possiate avere l’onore di accogliere a braccia aperte qualcuno come Stefania, e se possibile, di non lasciarla sola. Perché forse un sentimento comune a molti di noi è il pensiero di non essere riusciti magari a starle più vicino, ad andarla a trovare o ad alzare finalmente quella cornetta del telefono che stava lì, da un po’, a suggerire un saluto. Non ci sono risposte, forse può restarci un invito a fare quello che desideriamo intimamente, e non a pensarlo soltanto. Sono solo parole, certo, ma sta di fatto che oggi è sempre molto meglio di domani per dire a qualcuno ti voglio bene oppure grazie.

Personalmente, come penitenza ho deciso che per un bel po’ non dirò più a nessuno SALVE perché si dice buongiorno o arrivederci, e tantomeno OK, perché si dice VA BENE. Quindi, anche se non va tanto bene, Stefania, perché non ci sei più, noi raddrizziamo bene le spalle, mettiamo i nostri vestiti migliori e ci stringiamo tutti al tuo ricordo. Ti mandiamo un grazie senza confini e naturalmente …ARRIVEDERCI.

volontari – martedì 21 giugno 20:45

Carissimi,

vi ricordiamo l’appuntamento di martedì 21 giugno 2016 alle ore 20,45 presso l’oratorio “Don G. Bosco”  di Noale.

Definiremo gli ultimi dettagli organizzativi per le attività estive (GREST, POMERIGGI IN ORATORIO) in base alle richieste ricevute e alle vostre disponibilità.

Raccoglieremo la disponibilità per la serata del 1 luglio a Noale e prenderemo accordi per l’organizzazione della settimana residenziale di agosto .

Sarà l’occasione per ricordarci  alcuni principi-chiave sullo stile del volontario nell’ottica del fondatore de “La nostra famiglia” Il beato Luigi Monza.

Chiediamo di confermare la presenza/assenza. Grazie!

Una simpatica storia di tenacia musicale dei nostri giorni

Così Francesco è diventato la stella del coro

Canta nei Wiener Sängerknaben da due anni Ha fatto tutto da solo, quando aveva otto anni

di Adina Agugiaro 20 ottobre 2013

PADOVA

«Sono un bambino italiano di 8 anni, mi piacerebbe tanto far parte del The Vienna boy’s choir. Vi mando il numero di cell della mamma, se vorrete rispondere». Qualche giorno dopo – erano i primi d’ottobre di due anni fa – in casa Simonato alla periferia di Padova squilla il cellulare della signora Elena: «Buonasera, sono Manolo Cagnin, direttore del Wiener Sängerknaben: è il suo bambino che vorrebbe entrare nel nostro coro? Gli potremmo fare un’audizione a novembre». Pare l’inizio d’una fiaba classica, sono le prime battute d’un odierno miracolo di passione e tenacia infantili.

Francesco Simonato, nella sua divisa bleu con tanto di cappello che lo rende simile ad un ufficiale di marina in miniatura, sottile come un giunco, il volto affilato ed i lineamenti eleganti da piccolo principe, sorride raccontandoci «come sono andate le cose». Ancora assonnato per il viaggio aereo che lo ha riportato a casa per qualche giorno dopo un mese e mezzo di tournée in Cile e Brasile. «Alla mamma non avevo detto nulla perché temevo non mi desse il permesso. Ma dopo aver visto il film “Silk road, la vita del The Vienna boy’s choir” che Marina Malavasi, nostra insegnante di canto al conservatorio Pollini di Padova ci aveva proiettato ad un camp di settembre alla scuola Vivaldi, mi era nato dentro un sogno che non svaniva. Così, dopo aver cercato e rintracciato su internet la mail della segreteria viennese del coro, mi sono detto: proviamo…». Non è un piccolo genio alla Mozart, Francesco Simonato. Ma un ragazzino dotato di singolare talento per la musica, tenace nell’individuare i progetti che lo interessano e competitivo nel tagliare per primo i traguardi rispetto ad avversari di età ben maggiore. Un vincente nato non per un vezzo del destino, ma per coraggio e grinta personali. Neppure un secchione.

Tant’è che all’appuntamento di novembre si presenta con i postumi d’una frattura al braccio dovuta ad uno scontro tra avversari durante una partita dei pulcini del calcio Padova. Non ha esitazioni, quando gli chiediamo i punti salienti del suo breve quanto intenso curriculum vitae: «sono nato a Padova nel febbraio 2003 ed ho un fratello maggiore, con cui a 7 anni ho partecipato al progetto Violinolandia, sponsorizzato dal Comune di Padova e dal Pollini : classificandomi primo su 50 candidati all’esame d’ammissione al conservatorio. Ho capito di avercela fatta quando qualcuno della commissione ha osservato: ha carattere, il bambino. A me pare d’essere sensibile perchè intuisco i sentimenti degli altri. La mamma, accortasi che il Pollini cercava anche elementi per il coro, mi ha tentato: ci provi? Ho fatto un’audizione con mio fratello ed entrambi siamo stati reclutati per un impegno di 4 ore settimanali. All’inizio ero spaesato, non sapevo leggere una nota, poi è andata meglio. A due anni di distanza, nel camp alla Vivaldi, quel video sui Wiener Sangerknaben, che mi ha rivoluzionato la vita…».

Ricevuto l’invito, la mamma ha chiesto consiglio alla maestra Malavasi, che le ha risposto: «Per un bambino essere chiamato al Wiener è come ricevere un’offerta d’ingaggio dal Barcellona calcio. Difficile poi che si realizzi, ma Francesco con le sue qualità è l’unico che può provarci». Si emoziona ancora il piccolo cantore, ricordando il ponte di Ognissanti di novembre 2011 e l’audizione a palazzo Augarten, sede del collegio nel cuore di Vienna: «Alla presenza del direttore artistico Gerard Wirt e del maestro veneziano Manolo Cagnin ho cantato l’Ave Maria di Schubert ed improvvisato altri pezzi; poi ho suonato il violino, perché conoscere uno strumento è condizione indispensabile per essere accettati. Al termine gli esaminatori mi hanno invitato a trascorrere un mese di prova a Klagenfurt , sede estiva della scuola, per essere ammesso a frequentare l’anno che precede l’ingresso definitivo alla Boy’s b Choir. Ero il primo bambino italiano dopo 70 anni, tutti gli altri erano viennesi o con genitori residenti a Vienna. Ad agosto, trascorso il mese in Carinzia, sono risultato primo in tutte le prove sostenute e dal primo settembre potevo iniziare la scuola, cui ero stato ammesso con un anno di anticipo».

Neanche un filo di nostalgìa di casa, Francesco? Un lampo di smarrimento gli accende i begli occhi languidi: «Ero solo, sì… anche se la mamma mi ha poi confessato che da dietro la recinzione del parco mi spiava per vedere come reagivo, se ero allegro. Durante i fine settimana, quando la scuola era chiusa, i compagni facevano a gara per ospitarmi ed il maestro Manolo mi ha assicurato che in poco tempo avevo imparato il tedesco meglio di lui in una vita». Una giornata-tipo? Come in tutti i collegi del mondo: dalle 7 di mattina alle 21 la sera, una serie di ore di canto, di violino, di studio, intervallate da pause-gioco e concluse la sera con lo sport e pochi minuti al cellulare con papà e mamma.

Terminata la scuola il 30 giugno ed assicuratosi una borsa di studio per i prossimi 4 anni, ecco Franzi ( il piccolo Francesco, è il suo soprannome) impegnato nella sua prima tournée d’un mese con il Wiener SängerKnaben sul lago di Lucerna «ospiti di un miliardario tedesco che inaugurava un centro benessere». Venti giorni di vacanza a casa e dal 21 agosto rieccolo di nuovo impegnato in una serie di esibizioni in Cile e Brasile. Da mercoledì 2 ottobre è di nuovo a Vienna, in partenza per una lunga tournée

negli Usa ed in Canada; con la serata clou dell’8 dicembre alla Carnegie Hall di New York: e lì suonerà il violino da solista.

Torneresti a Padova, Francesco? «Mmmhhhh …». Da grande farai il pompiere o il musicista? «Sarò un violinista ed un cantante» Ce la farai, piccolo grande uomo.